The Italian way(s): storia di strade e autostrade del Belpaese
Dalla prima autostrada per automobili al mondo, fino alla rete stradale che oggi tiene unito il Paese da nord a sud. Un viaggio attraverso la storia, sulle strade italiane.
Un uomo a bordo di una spider attraversa a tutta velocità le strade deserte di una città d’estate alla ricerca di un telefono. È la scena iniziale de Il sorpasso, il film con cui nel 1962 Dino Risi fotografa le contraddizioni di un’Italia che corre veloce durante gli anni del cosiddetto boom economico. Tra i segni di un tangibile benessere, la diffusione sempre più massiccia delle automobili e così di strade sempre migliori: più ampie, con un fondo non più sterrato e una segnaletica adeguata. Queste nuove strade diventano uno scenario via via più familiare, mentre la mobilità si trasforma in fenomeno di massa.
L’azione del film si svolge principalmente lungo una strada, la statale SS1 Aurelia, che, sul tracciato dell’antica via consolare, sembra unire idealmente passato e presente. In quegli stessi anni si completava anche l’Autostrada del Sole, ancora oggi la principale arteria autostradale italiana: iniziata nel 1956, verrà poi inaugurata il 4 ottobre del 1964. L’idea era stata anche di Piero Puricelli, lo stesso progettista della prima autostrada al mondo concepita “per sole automobili”, con un pedaggio da pagare per l’utilizzo, l’Autostrada dei laghi, completata tra il 1923 e il 1925.
Nascita di una parola: autostrada
L’uomo dell’intuizione, come detto, è un ingegnere e imprenditore milanese, Piero Puricelli, conte di Lomnago, già celebre per aver portato a termine, alla guida della sua impresa, la costruzione dell’Autodromo di Monza in soli 110 giorni. In un paese dove circolavano appena 85.000 veicoli a motore, contro milioni di biciclette e carri trainati da cavalli e asini, Puricelli immagina qualcosa che all’epoca poteva sembrare niente più che una inutile utopia: una strada vietata a pedoni, carrozze e biciclette e riservata alle sole automobili, dove possibile sempre dritta e priva di incroci. E per di più a pagamento.
Il 21 settembre 1924, a Lainate, re Vittorio Emanuele III sale su una Lancia Trikappa e percorre il primo tratto tra Milano e Varese: una cinquantina di chilometri di lastre di calcestruzzo, con diciassette caselli. È la prima autostrada costruita in Italia e, per molti, la prima autostrada al mondo propriamente detta, appunto in ragione del pedaggio da pagare e della destinazione esclusiva al traffico veicolare. Caratteristiche che la distinguevano dalle prime autostrade americane. Le parkway, come anche la pista dell’AVUS a Berlino, erano infatti nate per la guida panoramica o come tracciati da corsa aperti al traffico. La Milano-Laghi, invece, è pensata fin da subito per quello che oggi intendiamo con questa parola: collegare due destinazioni nel modo più rapido possibile. Non a caso il V Congresso Mondiale della Strada, riunito a Milano nel 1926, consacra in tutto il mondo il termine italiano “autostrada”. La rete italiana poi cresce in fretta: con la Milano-Bergamo nel 1927, la Roma-Lido nel 1928, fino a raggiungere oltre 500 chilometri prima della Seconda guerra mondiale.
Una spina dorsale per il Belpaese
Se la Milano-Laghi è il prologo, l’Autostrada del Sole rappresenta il culmine del processo di sviluppo della rete stradale italiana moderna. Quasi 760 chilometri che da Milano arrivano fino a Napoli, passando per Bologna, Firenze e Roma, attraverso sei regioni e l’intera dorsale appenninica. La prima pietra viene posata il 19 maggio 1956 a San Donato Milanese, alla presenza del Presidente della Repubblica di allora, Giovanni Gronchi. A dirigere il cantiere c’è l’ingegner Fedele Cova, che ha due idee decisive: andare a studiare di persona le “interstate” americane e spezzare il percorso in centinaia di piccoli lotti di pochi chilometri ciascuno, per aggirare le lentezze della burocrazia. Leggenda vuole che il tracciato definitivo resti segreto fino all’ultimo, anche per evitare pressioni e speculazioni. Del tracciato fanno parte il ponte sul Po dell’ingegner Silvano Zorzi, all’epoca la più grande struttura in cemento armato precompresso d’Europa. C’è poi il durissimo tratto appenninico tra Bologna e Firenze, con i viadotti tirati su da impalcature alte oltre cento metri. Il 4 ottobre 1964, al casello di Firenze e in diretta televisiva, il presidente del Consiglio Aldo Moro inaugura l’ultimo tratto e definisce l’A1 “un’impresa ardita e geniale”. Otto anni di lavori, con tre mesi di anticipo: per l’epoca, e non solo, un record.
La vita è anche in un’area di servizio
Le autostrade però non cambiano solo il modo di spostarsi, ma anche quello di fermarsi. Con la rete autostradale nascono infatti le aree di servizio e con queste un pezzo completamente nuovo della geografia italiana: i luoghi della sosta. Punti di rifornimento e spazi disegnati per rendere ogni stop sempre più confortevole. Con innovazioni strutturali notevoli, che fanno parte della storia che ha portato fino alle Enilive Station: dalle pensiline a “T” delle stazioni Agip e poi Eni alle stazioni di servizi di oggi, dei veri e propri mobility hub. Una trasformazione nel segno di una mobilità più sostenibile: oltre al rifornimento di carburante, trovano posto la ricarica elettrica, i biocarburanti come HVOlution e il biometano. Ma anche una ristorazione sempre più attenta alla qualità, quella degli Enilive Café, per una pausa all'insegna dei sapori italiani dal classico caffè e cornetto ai piatti e i panini della tradizione; o la buona cucina di ALT Stazione del Gusto, con le sue ricette uniche, tecniche innovative e menu per ogni pasto, dalla colazione all'aperitivo, fino al take-away da prenotare direttamente sull'App Enilive. Un'offerta completa pensata per chi viaggia e per chi sulla strada ci lavora.
On the road, la strada continua
Dopo il boom arriva la maturità. Oggi la rete autostradale italiana conta circa 7.000 chilometri ed è una delle più estese e complesse d’Europa, interamente a doppia carreggiata. Due opere recenti raccontano bene le sfide che continuano per “domare” la geografia e alleggerire il traffico. La prima è la Variante di Valico aperta nel 2015 per affiancare lo storico tracciato appenninico della A1 tra Bologna e Firenze. Un’autostrada che non si aggrappa più ai versanti, ma li attraversa, riducendo di quasi un’ora i tempi di percorrenza. La seconda è la nuova autostrada che collega Brescia a Milano, la A35, meglio conosciuta come BreBeMi, dalle iniziali delle province di Brescia, Bergamo e Milano. Inaugurata nel 2014, corre per una sessantina di chilometri più a sud rispetto alla storica A4, con l’obiettivo di decongestionarla soprattutto dal traffico pesante. Si tratta della prima autostrada italiana realizzata con il sistema del cosiddetto “project financing”, che ha consentito di realizzare tre grandi viadotti a scavalcare tre dei principali fiumi italiani, l’Oglio, il Serio e l’Adda.
La strada che verrà
Dai tempi di Puricelli ai giorni nostri, il filo che lega la storia del paese a strade e autostrade non si è mai spezzato. La rete stradale italiana oggi si snoda lungo 180.000 chilometri: oltre alle autostrade, conta 25.000 km di strade statali e 130-140.000 km di strade regionali e provinciali. In questo contesto, le autostrade prima ancora che infrastrutture hanno rappresentato una sorta di laboratorio per le sfide poste dallo sviluppo e dall’innovazione del Paese: dalle lastre di calcestruzzo della Milano-Laghi ai viadotti dell’Autosole, celebrati perfino al MoMA di New York1, fino alla rete popolata oggi da smart road e sensori. Cambieranno ancora i motori, cambieranno i carburanti, cambierà ancora il modo in cui pagheremo il pedaggio. A rimanere immutata è l’esperienza: salire in macchina, accendere il motore e lasciare che l’Italia scorra sotto le ruote resta, anche a un secolo di distanza, uno dei modi migliori per scoprire il Belpaese.
Contenuti extra
Martina, una talpa da nove Boeing
Per scavare le gallerie della Variante di Valico tra Bologna e Firenze, fu impiegata la più grande fresa mai costruita in Europa, soprannominata “Martina” (come le navi, anche alle “talpe meccaniche” venivano spesso dati nomi femminili). Nelle giornate migliori riusciva a scavare circa 22 metri. Con un diametro di 15,6 metri era più alta di un palazzo di cinque piani, lunga 130 metri e pesante 4.500 tonnellate: più di nove Boeing 747.
Un capolavoro architettonico su strada
All’altezza di Firenze, dove l’Autostrada del Sole incontra la città, sorge la chiesa di San Giovanni Battista, conosciuta come “Chiesa dell’Autostrada”. Progettata dall’architetto Giovanni Michelucci e inaugurata nel 1964, è dedicata agli operai che persero la vita durante la costruzione dell’A1. Considerata uno dei capolavori dell’architettura del Novecento, secondo Gio Ponti “è una espressione italiana di architettura e d’arte, ed è italiana anche perché tutte le strade d’Italia incontrano nel loro percorso monumenti ed opere d’arte; così una nuova autostrada italiana non poteva mancarne”2 .
Mappa autostrade in italia: dalla A alla A
La classificazione delle autostrade italiane segue una numerazione unica: la lettera “A” seguita da un numero, visibile sulle strade nel caratteristico ottagono verde, indipendentemente da chi gestisce la rete stradale. Dall’A1 Autostrada del Sole all’A4 Torino-Trieste che taglia tutta la Pianura padana sulla direttrice est-ovest, all’A14 Adriatica lungo la costa orientale, fino all’A22 del Brennero che porta verso l’Europa. La sigla “A” seguita dal numero progressivo a partire da 50 comprende invece le autostrade tangenziali e le autostrade a carattere suburbano. Con la “T” seguita da un numero progressivo a partire da 1 sono classificati i trafori autostradali a pedaggio che non sono già inclusi in un altro tracciato autostradale.
Quando il pedaggio si pagava “a cavalli”
Nei suoi primi anni la Milano-Laghi rappresentava una sorta di mondo a parte. Chiudeva di notte, dall’una alle sei del mattino e il pedaggio si calcolava in base alla potenza del veicolo: a partire da nove lire per le moto, fino a venti per le auto più potenti. A occuparsi del calcolo del pedaggio e della riscossione erano i casellanti, addetti che fino al 1946 vestivano in uniforme e dovevano fare il saluto militare agli automobilisti in transito.
A90, il “sacro G.R.A.”
L’autostrada urbana più estesa d’Italia è la A90, meglio conosciuta come Grande Raccordo Anulare, il cui tracciato circolare chiuso circonda la Capitale. Lunga 68 chilometri, è una delle arterie autostradali più trafficate d’Italia, che ogni giorno registra il passaggio di circa 150mila veicoli. Sembra che debba il nome al suo ideatore, l’ingegnere Eugenio Gra, direttore generale dell’Anas dal 1946. I lavori iniziarono nel 1948, per essere portati a termine nel 1970. Il suo ruolo fu così importante che tutte le persone coinvolte nel progetto chiamavano la nascente autostrada “il Gra”: leggenda vuole che, a posteriori, sia stato quindi creato l’acronimo G.R.A. in una sorta di omaggio ufficioso al ruolo fondamentale giocato dall’ingegnere per la riuscita del progetto.
1 Nella mostra Twentieth Century Engineering del 1964, il curatore del museo newyorkese Arthur Drexler, inserisce le soluzioni tecniche innovative adottate per la costruzione dei viadotti italiani, con un uso all’avanguardia del cemento armato che non rinunciava a forme armoniche.
2 Gio Ponti la celebra sul numero di “Domus” dell’aprile 1964, in cui scrive: “Volevo dire a Michelucci, e Io dico ora a lui ed ai lettori: che egli ora, per aver fatto un tal suo capolavoro, è nella meravigliosa situazione di poter morire felice quando (fra i molti anni che ce lo auguriamo con noi) Dio lo vorrà”.